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Mark Guiliana Jazz Quartet: Jersey

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Tuesday August 29, 2017

From All About Jazz

Mark Guiliana Jazz Quartet: Jersey
By: Vic Albani

Ho conosciuto Mark Guiliana una decina di anni fa in un ristorante di Parigi al tempo di una delle sue prime tante collaborazioni con Dhafer Youssef e (in quel caso) con Tigran Hamasyan. A parte l’ininfluente curiosità ovviamente “italiana” di quello strano cognome che sembrava frutto di un classico errore di trascrizione dell’ufficio anagrafe di Floram Park (piccola cittadina ad un tiro di schioppo da Newark e a due da New York, nel New Jersey, celebre per un bel campo da golf di fama internazionale), mi bastarono poche battute per capire l’estrema intelligenza musicale di colui che solo pochi anni dopo sarebbe diventato uno dei batteristi di riferimento del jazz contemporaneo. Immediata riprova fu, un paio di anni più tardi di quell’incontro, la sua presenza al festival jazz di Bolzano, ove illuminò per la sua decisa propensione alla versatilità espressiva.

La scelta musicale di Mark è quella di un ricercatore comodamente immerso nel suono moderno, partendo da una classica line-up ritmica piano-basso-batteria con un altrettanto classico sassofono decisamente versatile. Con questo Jersey (in uscita ufficiale per Motema Music, quale sua prima pubblicazione con l’attiva etichetta americana il 29 settembre 2017 e motore di un lungo tour che lo porterà in giro sino a novembre, non però e purtroppo in Italia), Guiliana rafforza le convinzioni avute da quel colloquio circa le indubbie capacità da leader del nostro.

Le davvero numerose importanti collaborazioni (Brad Mehldau, David Bowie, Dave Douglas, Avishai Cohen, Meshell Ndegeoncello, Lionel Loueke, John Scofield, Donny McCaslin, Matt Cameron, Gretchen Parlato o il già citato Youssef, tanto per citarne alcune) hanno sicuramente lasciato il segno della modernità. Per scoprire a capire maggiormente il suo percorso si ascoltino i prodotti e i progetti della sua Beat Music Productions, per la quale uscì ad esempio il primo lavoro di questo buon quartetto. Ritmico, incalzante, acustico e in qualche modo sempre “up,” il lavoro dedicato ai territori che lo hanno visto crescere artisticamente in ogni senso, prende i punti necessari innanzitutto per la scelta creativa che lo contraddistingue.

Jersey è un lavoro ricco di musica intensa, mai sterile o fine a se stessa, dove nulla travalica il “più che necessario,” dove non si toccano vertici totali ma tutto resta e vive di vera luce in cieli e territori sonori molto alti. Ispirati, eleganti, coesi e ben amalgamati, i suoi quattro protagonisti declinano in splendido interplay virtuosismo e sensibilità specialmente nei diversi “format” della proposta sia essa quella di un atmosferico e swingante “up-tempo” o quella di una toccante ballad. Il leader mostra sempre una sicurezza francamente deliziosa e coinvolgente, coniugando una sorta di enciclopedia del drumming moderno (forse di questo si sono accorti a Down Beat quando gli è stata recentemente tributata la palma di miglior batterista “moderno” in una delle tante loro divertenti sotto-classificazioni) con davvero rara precisione e espressività. Ai tempi della pubblicazione del suo interessante lavoro con Mehldau (Mehliana: Taming the Dragon—Nonesuch, 2014) il celebre “Time Out” londinese, scrivendo di lui, se ne uscì con tre righe di presentazione al fulmicotone: “Cosa ottieni quando unisci i maestri della batteria hard bop Elvin Jones e Art Blakley a una Roland 808 drum machine degli anni ’80, dividi il risultato per J Dilla e infine lo moltiplichi per il potere di Squarepusher? Risposta: Mark Guiliana.”

Ogni giorno che passa Mark conquista rigorosi e seriosi fans che ne parlano sempre più spesso come di una ricchezza rara; quella da piccoli scrigni nascosti neanche tanto da sbandierare. La sua simpatia fa il resto. Se continua di questo passo ci sarà da divertirsi.

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